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Annarita Faggioni: tramite la scrittura vien fuori la propria interiorità

Annarita Faggioni, copywriter di professione, scrive fin da bambina; la sua ultima fatica letteraria è il romanzo di fantascienza distopica “L’ombra di Lyamnay” (2015) con il quale nel 2016 ha ottenuto la menzione speciale “Giovane Talento” alla seconda edizione del Premio Amarganta. Nel 2017 è stata pubblicata una seconda edizione del romanzo, con le illustrazioni dei protagonisti e il punto di vista degli esperti Federico Grazzini (meteolorogo) e Stefano Amendola (climatologo) sulle reali conseguenze dei cambiamenti climatici oggi, filo conduttore di tutta l’opera. È anche founder del Web Journal online Il Piacere di Scrivere.
Un’interessante chiacchierata per conoscerla meglio.

 

 

INTERVISTA

 

  • La primissima cosa che mi piacerebbe sapere è come nasce la tua passione per la scrittura, quali sono le tue influenze letterarie, quali i primi passi che hai mosso nel mondo dei libri.

La mia passione nasce come un gioco, sul finire degli anni Novanta e agli inizi del 2000. Da piccola, ho avuto modo di farmi una buona base di partenza, dalle avventure di Verne alla dolcezza de “Il giardino segreto” e di “Piccole donne”. Ho amato molto Susanna Tamaro. Non ho influenze precise, sono semplicemente figlia del mio tempo e di quello che di solito si faceva leggere ai bambini allora. A 11 anni, complice un premio di poesia locale, mi sono resa conto di avere un talento “diverso” dal solito e ho incominciato a scrivere le prime poesie. 10 anni dopo, si erano trasformate in un libro.

 

 

  • Il tuo romanzo, “L’Ombra di Lyamnay”, presenta una trama interessante, sicuramente diversa dal solito testo di genere fantascientifico, e tratta una tematica molto importante legata ai cambiamenti climatici. Come nasce l’idea che ti ha portato a creare questa storia, qual è il messaggio che vuoi trasmettere e lo spirito con cui dovremmo cercare di vivere quotidianamente in merito alla problematica che affronti nel tuo libro?

L’idea nasce nel 2012, in seguito a un concorso di un blog a tema “Bene e Male”. Forse, però, non era la forma migliore. In quella stesura, il problema dei cambiamenti climatici c’era già e faceva parte dell’ambientazione. Era, però, semplicemente il “Perché” la città era stata costruita.
Nella forma romanzo, invece, nuovi personaggi e “più spazio” hanno permesso di esprimere molti messaggi: più attenzione ai cambiamenti climatici, alle persone che sono intorno a noi, a vivere davvero il tempo, a non scartare a priori le nuove idee, a essere responsabili anche quando non siamo in grado di prevedere le conseguenze, ecc.
Non sono uno psicologo per poter dire come devono vivere le persone per stare bene. Ognuno è libero di fare propri questi messaggi e trasformarli in strumenti di bellezza come desidera. O di infischiarsene allegramente.

 

  • Ho letto che ti sei cimentata anche nella poesia; pensi che i versi riescano a far emergere maggiormente l’interiorità di un autore rispetto alla scrittura di un romanzo?

Penso che una persona sensibile che scrive mostra comunque la sua interiorità. Personalmente, per me la poesia è un mezzo di espressione più semplice da utilizzare, ma forse perché lo uso da più tempo rispetto alla prosa.

 

  • Insieme ad altri collaboratori gestisci “Il piacere di scrivere”, che inizialmente nasce come blog per poi diventare un Web Journal letterario, ma lavorando in questo ambiente, legato all’editoria, che idea ti sei fatta dell’attività dello scrittore oggi, come è cambiato il modo di approcciarsi alla scrittura? E come è cambiato, sempre grazie al blogging, il modo di fare informazione, che percezione, secondo te, c’è, da parte delle persone, di questo nuovo modo di veicolare le notizie?

Sono due ambiti molto diversi. Per quanto riguarda “Lo scrittore”, questo signore non ha più quella base classica di una volta. Si può pubblicare per la prima volta anche a 60 anni, cosa impensabile negli anni Cinquanta.
Chi scrive lo fa per lasciare “qualcosa” di sé, che ritiene importante. Comprende, però, che per la buona riuscita dell’intento servono stampa, promozione, “farsi conoscere”. In qualche caso, questo va contro ogni ottimo proposito. In altri, invece, manifesta qualcosa di buono. E di utile, magari, si spera.
Il blogging ha rivoluzionato l’informazione, ma quella italiana non era pronta a reggere il cambiamento. La rivoluzione è stata dire alla gente non quello che era importante, ma quello che dava maggiori condivisioni. Da qui, si spiega perché portali online di quotidiani importanti poi fanno notizie acchiappa-click.
Al contempo, per chi lo fa professionalmente, il blogging diventa un canale importante per essere informati velocemente e bene. Purtroppo, però, non sempre si guarda alla reputazione di chi scrive e che titolo ha per dire alcune cose. Per esempio, per parlare di medicinali, è necessario essere laureati in Medicina (o in farmacologia).

.

  • Quali sono le regole che un buon blogger dovrebbe sempre seguire?
  1. Rispettare l’utente;
  2. Aggiornarsi sempre;
  3. Non lasciarsi ingannare dalle apparenze;
  4. Pensare al proprio blog come un giardino da curare (anche dagli errori di grammatica)...

 

  • Sicuramente la tua attività ti avrà portata a conoscere molte persone, diverse realtà editoriali, quindi mi piacerebbe sapere se c’è stata una vicenda che hai visto e vissuto e che ti ha colpito particolarmente, positivamente o anche negativamente.

Una pro e una contro, tipo un colpo al cerchio e uno alla botte. Iniziamo da un esempio negativo: ritrovi una persona che ha creduto in te dall’inizio dopo anni su LinkedIn. La contatti, tutto bene. Dopo un po’, scopri per caso che per quella persona il tuo progetto è come milioni di altri progetti. Chiedi spiegazioni, ma la persona mantiene la sua posizione. A oggi, continua a mandare qualcosa da pubblicizzare. Ora, un esempio positivo: nel 2012, pubblicai sul sito una bambina di 8-9 anni che aveva scritto una poesia. L’anno scorso, la ragazza aveva 16 anni e le abbiamo fatto un’intervista podcast: eravamo ancora il suo ricordo più bello.

 

  • Qual è il primo libro che hai letto e quello che ancora stai leggendo, e quale romanzo o racconto che hai amato di più avresti voluto scrivere tu?

Il primo libro era un cartonato: l’ho letto a 6 anni, non ricordo tantissimo. Quello che mi sta accompagnando da un po’ è il “Vodka e Inferno vol. 1” di Penelope delle Colonne. Avrei voluto scrivere “Clorofilla dal cielo blu” di Bianca Pitzorno.

 

  • So che ami in maniera particolare il mondo degli Anime e dei Manga giapponesi, consigliaci qualche titolo per iniziare ad avvicinarci a questa realtà.

Non ho tutta questa esperienza, comunque ogni tanto vedo qualcosa e faccio cosplay. Mi è capitato di farlo anche di miei personaggi. Qualche titolo… Penso a Kuroshitsuji (= Black Butler), One Punch Man, Tiger Bunny, Akame Ga Kill, ma ce ne sono davvero tanti. Sull’avventura: Fairy Tail, One Piece, Sword Art Online, ecc. (ora sto dicendo proprio i notissimi).
A me piacciono molto i psicologici: Death Note, Code Geass, Hellsing (anche se questo è più horror), ecc.

 

  • Vorrei concludere questa intervista chiedendoti quali sono i tuoi progetti futuri, hai in mente di scrivere un altro libro, quali sono le novità che ci aspettano sul tuo sito?

Ho la bozza di un thriller su Milano, che vorrei mandare a diverse case editrici (per la prima volta, visto che sono sempre stata self). Sul sito, abbiamo aperto la collana di libri per pubblicare gratis autori esordienti in collaborazione con PubMe, ma non pubblichiamo il genere del testo in bozza.
Abbiamo il 2018 completo e stiamo cercando cosa pubblicare nel 2019. Il Piacere di Scrivere è tenuto d’occhio dal resto del mondo: ogni tanto ci arriva una mail dall’estero. Abbiamo ospitato anche autori americani e inglesi. Quindi, stiamo valutando di proseguire con un canale internazionale, che sappia raccogliere il meglio delle letterature del mondo.

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