Bruciata viva

Bruciata viva (Edizioni Piemme), è un libro che tocca il cuore; è la triste vicenda di Suad, ragazza cisgiordana che, per essere rimasta incinta prima del matrimonio, viene punita nel più crudele dei modi: viene bruciata viva.

La sua è una realtà molto diversa dalla nostra: nel suo Paese le donne non possono studiare, uscire da sole, vestirsi come vogliono e non sono libere di amare; trasgredire questi divieti fa scendere un’onta sulla famiglia di appartenenza e di conseguenza vengono inflitte delle punizioni, che possono spingersi fino all’uccisione della colpevole.

Suad, nonostante le fiamme che avvolgono il suo corpo le causino terribili ustioni, riesce a sopravvivere; viene aiutata da un’associazione umanitaria, Terre des hommes, che la conduce in Svizzera, dove viene curata non solo nel fisico, ma anche nell’animo, per tornare a vivere, o meglio, iniziare a farlo. Suad è uno pseudonimo; è infatti importante che venga mantenuta nascosta l’identità di questa giovane donna. Oggi vive in Europa, nascosta, poiché i suoi parenti, se la trovassero, cercherebbero di portare a termine l’esecuzione non riuscita.

Sul suo viso c’è sempre una maschera che copre le cicatrici che l’hanno sfigurata e che rappresenta un simbolo della libertà che le è stata negata; Suad viaggia e racconta a tutti la sua vita, o meglio le sue due vite, prime e dopo il fuoco, e di come sia stato e sia ancora difficile ricostruire, tramite tanti piccoli pezzi, un’esistenza che sembra essere sempre a metà.

Oggi è sposata, ha tre figli nati dal suo matrimonio, e Maruan, il figlio “del peccato”, con cui è riuscita a ricostruite un rapporto dopo averlo inizialmente affidato alla cura di un’altra famiglia, non sentendosi in grado di allevarlo da sola.

Consiglio vivamente di leggere questo libro che dà un affresco di una cultura, quella araba, diversa e lontana dalla nostra, forse a volte per noi incomprensibile, ma caratterizzata, ancora oggi, da una profonda simbiosi politico-religiosa.

Amalia Papasidero

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