Coltan. Il silenzio del mondo

Mag 22, 2015
Recensioni

Nel cuore dell’Africa nera, tra foreste incontaminate e frutti esotici, tra profumi di spezie che sanno di tradizione e stoffe dai colori sgargianti, lì, proprio in un piccolissimo villaggio della Repubblica del Congo, Goma, vive il piccolo Talito.

233221243Talito ha solo sei anni, è un bambino come tanti, che sogna di fare il calciatore, che spera in un futuro, che gioca con una palla di stoffa insieme ai suoi amici, tra una commissione e l’altra per mamma Adelaide; Talito è uno di quei bambini che purtroppo non avrà un’infanzia normale, tra le accoglienti mure della propria casa, immerso nell’affetto della sua famiglia perché se puoi lavorare, se ce la fai a tirare su un sacco, vieni rapito e condotto in una delle miniere della Repubblica, dove si estrarre il coltan.

Ma di cosa si tratta? Il coltan è un minerale che viene poi utilizzato per la fabbricazione di dispositivi elettronici (computer, cellulari, tablet, ecc.) il cui valore risulta maggiore di tutte quelle vite che per la sua estrazione si spengono piano piano, tra le polveri e le condizioni  disumane delle varie cave, presenti in Congo.

Coltan. Il silenzio del mondo (edizioni Lulu, 2015) è un libro che vuole denunciare, gridare a tutti che esiste un problema ben più grande delle questioni che abbiamo tutti giorni sotto gli occhi: migliaia di bambini, donne e uomini, ogni giorno, lavorano per più di 10 ore per pochissimi spiccioli e per una razione di cibo, schiavi di un sistema che non conosce altro linguaggio che quello dei fucili.

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L’autore, Salvatore Barbato, ha scelto di raccontare una storia scomoda, difficile da digerire perché, in fondo, chi utilizza questo minerale, il coltan, siamo noi: noi occidentali che non possiamo più fare a meno della tecnologia, inconsapevoli di alimentare un traffico di esseri umani che, nel cuore dell’Africa nera, muoiono tutti i giorni chiusi nel ventre di una montagna a martellare la roccia.

Coltan. Il silenzio del mondo è un romanzo semplice, con un linguaggio comprensibile che arriva a chiunque lo legga; ha il sapore amaro del dolore di chi non può ribellarsi, perché piccolo e inascoltato, ma al contempo dolce, di chi non si arrende e crede che qualcosa si possa fare lottando per la libertà. Una lettura piacevole, che immerge il lettore tra le foreste, lungo le strade dissestate del Congo, della [wp_cookie_privacy_lock][ads][/wp_cookie_privacy_lock]Tanzania; un testo che sa di frittelle, di casa, di sentimenti, di lacrime, di momenti di sconforto, ma anche di vittorie e di speranza.

Il messaggio racchiuso in questa storia è rivolto in particolar modo alle nuove generazioni, ai giovani, per far capire loro quanto sia importante affrontare con coraggio tutte le forme di sfruttamento minorile. 

 

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Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

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