Il piccolo principe

Di Amalia Papasidero

Una straordinaria personcina, venuta da un lontano pianeta, B612, con la sua semplicità, con la sua spontanea curiosità, riesce a far comprendere al protagonista, un pilota caduto per un’avaria del suo aereo nel deserto del Sahara, come spesso diventare adulti faccia dimenticare la bellezza delle piccole cose:

Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi“.

La storia dell’incontro tra un bimbo, solo nel deserto, e un pilota

 

Questo è il messaggio, genuino e speciale, che il romanzo Il piccolo principe (Edito Bompiani, 1996) scritto da Antoine de Saint-Exupéry, porta con sé; il nostro è un pianeta strano in cui sono tanti abitanti che corrono sempre in cerca di un qualcosa di cui loro stessi non comprendono la natura (prima di giungervi ne ha visitati degli altri: uno abitato da un re, un’altro abitato da un vanitoso, un terzo pianeta in cui vi era un ubriacone, un quarto abitato da un uomo d’affari, quindi uno in cui fa la conoscenza di un lampionario e il suo lampione e un sesto, in fine, dove dimora un geografo).

La Terra, però, è sicuramente il pianeta più variegato rispetto a quelli che il bambino dai capelli ricci e color oro come il grano ha visitato, quello in cui anche lui, grazie a una piccola volpe, impara il significato dell’affetto, del legarsi in maniera vera e profonda a qualcuno o qualcosa, per cui soffriamo, poi al momento del distacco.

“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

Il piccolo principe si lascia “addomesticare”

Ed ecco che l’aviatore, il protagonista, “addomestica” il piccolo principe, a cui, passando il tempo, si sente sempre più legato, fino a soffrire dell’idea di poterlo perdere e di doverlo comunque lasciare libero di andare.

“Mi ricordavo della volpe. Si arrischia di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare”.

Tanti gli ingredienti, tanti gli insegnamenti racchiusi in questo piccolo romanzo che non contiene semplicemente una bella favola; esso possiede la forza di quelle storie che con un linguaggio semplice, un dialogo diretto tra i personaggi, avvolgono e coccolano il lettore, lo fanno sorridere, commuovere, riflettere sull’importanza delle cose, sul valore dei rapporti, sull’impegno che ciascuno mette nella realizzazione dei propri sogni.

About the Author

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

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