Il suicidio è una via di uscita?

Oggi, con immenso piacere, ho deciso di pubblicare un testo realizzato da una giovane studentessa del triennio del liceo classico Gabriele D’Annunzio di Pescara, Alessia Carbone, che riesce in maniera matura e molto lucida a ragionare, partendo da un caso di cronaca di un’altrettanto giovane studentessa dell’UniSa, sul tema del suicidio. Si può riuscire a comprendere a pieno un gesto di tale portata, è davvero così semplice arrivare a una simile decisione? Un testo, quello di Alessia, che ci spinge a riflettere, anche attraverso riferimenti letterari e filosofici, sul modo in cui, soprattutto oggi, si vive, in preda alla velocità e all’idea della perfezione a tutti costi.

Buona lettura!

Sulla questione del suicidio esistono essenzialmente due correnti di pensiero: c’è chi riveste la figura del suicida di ideali romantici, rivedendo in lui un novello Jacopo Ortis in perenne lotta contro un mondo ostile, e c’è chi, basandosi su principi morali di stampo laico o religioso, condanna tale scelta ritenendola espressione di un immotivato e non condivisibile disprezzo per la vita. Più che giudicare giusto o sbagliato l’atto in sé, ritengo opportuno esaminare le ragioni per cui qualcuno giunge a un certo punto della propria esistenza a preferire la morte alla vita.

A tale proposito, non si può non citare un recente caso di cronaca: il suicidio di una studentessa dell’UniSa, che si è tolta la vita lanciandosi nel vuoto nel parcheggio della sua università. Le cronache fanno riferimento a diverse problematiche che sembrerebbero da ricollegare al suo gesto: rapporti burrascosi con gli studi, che l’avevano portata già in passato a cambiare ateneo; difficoltà a livello psicologico e relazionale in genere (secondo i coetanei era una ragazza alquanto introversa ed estranea all’uso dei social); cure per ridurre gli effetti di una profonda depressione. Risulta così abbozzato il “profilo” di una ragazza sola, scontenta e delusa dalla vita. Viene spontaneo a questo punto chiedersi quali siano le cause profonde che l’hanno spinta a cercare una soluzione definitiva nel suicidio.

Ovviamente non si può escludere il fattore ambientale. Come risulta dalle cronache, nella stessa università si sono registrati altri tre casi di suicidio. Un problema comune a tanti studenti è lo stress accumulato in ambito scolastico, prima ancora che universitario. Non si può negare che questi ambienti siano dominati da competizione, raccomandazioni e ingiustizie. Gli insegnanti spronano gli alunni a fare sempre di più, ma non sono in grado di garantire una gratificazione a seguito di tanto sforzo; spesso celebrano un approfondimento delle discipline disinteressato, ma il sistema è chiaramente improntato a un’interpretazione utilitaristica dello studio: un impegno finalizzato all’acquisizione non semplicimente di cultura, ma di nozioni utili o, ancor peggio, di un voto. Tutto ciò contribuisce ad aumentare la tensione e l’ansia che ogni studente avverte; ed è frustrante per un giovane non ricevere un’adeguata gratificazione o sentirsi privato della serenità che dovrebbe provenire dallo studiare ciò che più piace. Così il timore di deludere genitori, amici e insegnanti, oltre che se stessi, diventa tanto grande da trasformare il suo animo in modo profondo e spesso irreversibile.

Tematiche di questo genere trovano riscontro anche nella recente produzione libraria. Nel romanzo “L’avversario”, di Emmanuel Carrère, Jean-Claude Romand uccide la moglie, i figli e i genitori e infine tenta il suicidio, esasperato dalla situazione di prigionia spirituale a cui si è condannato a causa delle sue menzogne. Infatti, da diciotto anni l’uomo, che non ha passato gli esami di medicina, per non deludere la famiglia, si è creato una falsa identità e vive fingendo di essere ciò che in realtà non è. Pur di non essere scoperto, preferisce sopprimere le persone di cui non riuscirebbe a sopportare la delusione e il disprezzo. La bravura dello scrittore sta nel riuscire a far immedesimare nell’assassino il lettore, che, con vergogna e paura, si rende conto di avvertire le stesse pulsioni che spingono il protagonista a gesti di estrema violenza verso se stesso e gli altri.

Ma certe scelte non sono solo il frutto di un ambiente competitivo e inespugnabile: molto importante è il fattore psicologico. Certamente, ciò che contraddistingueva anche la studentessa della UniSa era quel dissidio interiore, quel dubbio amletico: “essere o non essere”. Daniela ha scelto di “non essere”, mettendo fine a una vita che aveva assunto ormai le sembianze di una disperata battaglia. Già filosofi e letterati del passato, a cominciare dagli stoici, hanno rivalutato la scelta del suicidio, compiuta in determinate condizioni e con particolari intenzioni, interpretandolo come un’estrema rivendicazione di libertà, quella libertà ricercata da tante menti brillanti, offuscate da soprusi e ingiustizie, e quasi costrette, per raggiungerla, a rinunciare alla vita.

È pur vero che il più delle volte appare difficile comprendere le ragioni dei suicidi, o accade che, ancor più semplicisticamente, si accusino parenti e amici di non aver fatto abbastanza per sostenerli, di non aver riversato su di loro la giusta quantità di affetto e attenzioni. Ma io ritengo che questo sia un atteggiamento ipocrita: non si può giudicare dall’esterno; certe situazioni, per essere comprese, vanno vissute. Cercare di scovarne le cause può essere, se non una soluzione, una strada suggerita da un istinto di umanità, la partecipazione a una condizione esistenziale condivisibile e in un certo senso tipica dell’età moderna. In fondo, come affermava Giacomo Leopardi, i tanti suicidi dei nostri tempi non attestano altro che “gli uomini sono stanchi e disperati di questa esistenza“.

Alessia Carbone

http://www.scritturaedintorni.it

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

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