Intervista a Salvatore Barbato: la scrittura come stile di vita irrinunciabile

Giu 26, 2015
Spazio autori

“C’è sempre una mano che guida i nostri passi”

BIOGRAFIA

Salvatore Barbato è nato ad Avellino il 26 marzo del 1975. È insegnante di lingua e traduttore.
Ha svolto varie attività: assistente di volo, istruttore di emergenza e sicurezza di volo, istruttore di sopravvivenza. Il suo ultimo romanzo è stato
Il principe di Coimbroes (2013).

CONTATTI:

E-mail: salvatoreljsalva@gmail.com – Cell.: 3392158645

INTERVISTA

1. Come nasce la sua passione per la scrittura e cosa vuol dire per lei scrivere? Si tratta di un qualcosa che ha dovuto apprendere oppure è una capacità innata?

La passione per la scrittura nasce quando avevo circa 14 anni ed ero uno studente mediocre, svogliato e disattento. La scuola non mi piaceva affatto anzi la detestavo. Mi hanno bocciato persino in seconda media della qual cosa un tempo mi vergognavo, oggi invece ci rido sopra. Anche perché sono convinto che non esistano cattivi alunni ma solo professori impreparati. Non mi piacevano gli insegnanti. La scuola era un ambiente assolutamente sterile a mio avviso. Durante le lezioni soprattutto in quella fase della mia vita non stavo attento, non avevo una condotta disciplinata, così l’insegnante di storia dopo vari tentativi nel persuadermi a seguire le sue lezioni si alza in piedi, e dopo essersi sistemata i suoi piccoli occhialini sul naso mi guarda un po’ con aria di sfida e di rassegnazione e mi dice: “Barbato fai ciò che vuoi durante le mie lezioni ma per favore non disturbare la classe e soprattutto non rompermi le scatole”.

index

Non me lo sono fatto ripetere due volte e istantaneamente ho preso dalla cartella un foglio bianco ed ho iniziato a scarabocchiare le mie prime parole, i miei primi pensieri. La mia prima poesia aveva come titolo “cane” e l’avevo dedicata proprio a quell’insegnante di storia. Da lì non mi sono quasi mai fermato e se lo facevo era per brevissimi periodi di tempo. Ho avuto modo con il tempo di scrivere sempre di più e di appassionarmi per la scrittura. Oggi è difficile farne a meno. Scrivere per me è innanzitutto un auto-terapia, uno stile di vita irrinunciabile, un modo per comunicare liberamente con me stesso, con gli altri, il mondo e con Dio. Io non credo che l’arte di scrivere rappresenti una capacità innata, o come qualcuno diceva, un dono di Dio, credo che tutti possano imparare a scrivere e con il tempo migliorare, esattamente come un qualunque altro lavoro. La pratica è fondamentale. Sono convinto che le poesie, come i versi di un testo che scegliamo siano nell’aria, proprio attorno a noi o sopra di noi e che basti rimanere in silenzio per poterli ascoltarli interamente e quindi trascriverli, ma credo che prima della loro forma definitiva sulla carta, come diceva il grandissimo poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade, è opportuno convivere con le poesie per un po’ e quindi scriverle. Quindi le dico che scrivere a mio avviso si può imparare proprio come un qualsiasi altro lavoro che scegliamo e che scrittori non si nasce, si diventa.

2. Ci parli del suo ultimo libro e del messaggio che con esso ha voluto trasmettere; il coltan rappresenta una realtà di cui si sa davvero pochissimo, cosa invece dovremmo conoscere di questo minerale?

Il coltan è un minerale che si trova in quantità maggiore nella Repubblica Democratica del Congo. Si trova anche in Brasile ed in Australia. Ma nella Repubblica democratica del Congo ce n’è circa l’80% delle risorse mondiali. Nelle miniere di coltan per lo pColtaniù gestite illegalmente da milizie armate di altri paesi limitrofi quali il Ruanda e l’Uganda, lavorano frequentemente bambini in età prescolare, o giovani adolescenti. Spesso i bambini vengono sottratti alle loro famiglie e ai loro villaggi per introdurli nel lavoro crudelissimo delle miniere. Dico crudelissimo perché mi risulta ancora che i bambini non debbano e non possano lavorare in nessun tipo di impiego anche il più soft che possiamo immaginare figuriamoci in una miniera a contatto con del materiale radioattivo, pericoloso per la pelle e gli organi genitali, senza alcuna protezione come guanti o mascherine. I bambini dovrebbero muoversi tra la famiglia, la scuola e la chiesa affiché possano un domani essere dei validi abitanti del futuro. Quindi capisce che se un bambino invece che andare a scuola a imparare le tabelline o quelle regole base, utili per una vita dignitosa e onesta finisce in una miniera di qualunque tipo essa sia, si rischia di avere sempre più cittadini senza regole, indisciplinati, analfabeti e senza futuro, la qual cosa non rappresenta un rischio solo per loro che sono le principali vittime, ma è un problema che riguarda noi tutti, direi l’intera razza umana. Se già in certi luoghi considerati civili la scuola non rappresenta una garanzia di una vita responsabile e ordinata, figuriamoci senza la scuola o una famiglia. Deve sapere che la realtà del coltan, inoltre, sta causando una guerra senza fine e crudelissima. I ricavi utilizzati dall’estrazione illegale del coltan alla fine serve per finanziare la guerra, quindi cibo ai militari, armi potenti, mezzi militari, tenuto conto che tra gli arruolati nella Repubblica Democratica del Congo ci sono numerosissimi bambini. Mi è più facile immaginare un bambino con una matita colorata tra le dita e magari un libro di Peppa Pig che non con un arma pesante appesa al collo o a mimetizzarsi tra le foglie della foresta in attesa di aggredire il nemico che è molto probabile sia un altro bambino.

Il coltan inoltre ci interessa molto da vicino e in particolar modo alle nuove generazioni, che comprano con una certa frequenza e cura apparecchi elettronici tra i più disparati, per esempio telefoni cellulari, tablet televisori al plasma che peraltro hanno un costo molto contenuto. Le dico che il coltan dopo varie fasi di lavorazione (la prima è la miniera ovviamente) finisce proprio lì dentro, nei nostri amatissimi cellulari. Il messaggio non vuole essere moralistico anche perché, detto in tutta sincerità, anche a me piacciono molto i tablet. I cellulari li compro anch’io ma quello che cerco di fare oggi è non comprarne uno a ogni ricorrenza, che sia Natale, Pasqua e compleanno. Magari un consiglio potrebbe essere quello di comprarne uno che ci piaccia e farcelo durare per moltissimo tempo. Ovviamente questo è l’inizio. Con questo messaggio vorrei che anche le aziende produttrici di apparecchi elettronici fossero trasparenti soprattutto per quanto riguarda la provenienza del coltan. Insomma diteci da dove viene il coltan che utilizzate e anche noi potremmo forse stare più tranquilli senza la preoccupazione di avere contribuito, anche se indirettamente, a finanziare un conflitto dalle dimensioni della seconda guerra mondiale o forse addirittura maggiore. A questo punto basterebbe sulla confezione d’acquisto di un cellulare mettere un etichetta che indichi in due parole che i materiali usati per la fabbricazione non sono stati prodotti in zone di conflitto, per esempio – conflict free – Questa sarebbe già una vittoria. Chissà se ce la faremo, ma sono un ottimista e con fiducia credo che l’unione fa la forza e se tutti lo vogliamo veramente potremmo di certo fare in modo che questa storia un giorno finisca.

[social]

3. Progetti futuri? Dove la porterà il suo amore per la carta e la penna?

La cosa che so per certo è che continuerò a scrivere. È diventato un lavoro per me, scrivo una pagina al giorno, che è la mia lezione di casa, proprio come un operaio. Inoltre le dico che ho sempre molto abbinato la scrittura ai viaggi anche se nella maggior parte dei casi erano trasferte di lavoro. Ho fatto l’assistente di volo per diversi anni e nei miei progetti esiste la possibilità di ritornare a volare. Comunque la cosa sicura è che scriverò e mi dedicherò senza pretese a quest’arte bellissima, poi alzo le mani al cielo e mi piace anche pensare che nella nostra vita c’è sempre una mano che guida i nostri passi, ed io mi lascio condurre.

4. Cosa consiglierebbe a un adolescente che volesse avvicinarsi al mondo della scrittura?

Di farlo. Un adolescente sente sempre la necessità di condividere i propri sogni con gli altri, con il miglior amico, il padre la madre e con molta probabilità sentirà frasi che lo scoraggiano o che lo ostacolano, che in casi estremi lo mettano alle strette affinché metta da parte o in un cassetto il suo desiderio di scrivere. Le frasi che può sentire sono più o meno queste: “chi te lo fa fare”. “Chi leggerà i tuoi libri?” “Fai medicina almeno hai un futuro garantito, studia ingegneria, architettura, poi tuo nonno tuo padre, tuo zio ti aiuteranno ad entrare nell’azienda x, y.” Non date ascolto e seguite la vostra missione, il vostro grande sogno. Ricordate che i grandi sognatori hanno sempre numerosi nemici. Chi non sogna non ama i sognatori, anzi li detesta e farà di tutto per metterli fuori gioco. I giovani devono ricordarsi inoltre che i libri non si scrivono da soli, quindi i sogni sono fondamentali ma altrettanto importante è la disciplina. Sogno più disciplina uguale successo. È opportuno scrivere un po’ ogni giorno, una pagina al giorno sono 365 pagine all’anno, due o addirittura tre libri. Se gli piace scrivere e se decideranno che sarà la loro professione non devono permettere a nessuno di demotivarli o scoraggiarli e devono andare avanti per la loro strada con gioia, audacia e coraggio. Inoltre, devono ricordarsi che i grandi sogni prevedono sempre grandi sfide, piccoli sogni piccole sfide e rivolgendomi a loro gli dico se non vi i piacciono le sfide, allora non sognate.

 

 

http://www.scritturaedintorni.it

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *