Intervista ad Antonio Bruscoli: l’Africa negli occhi di un medico italiano

Dic 27, 2014
Spazio autori

BIOGRAFIA

Nato il 5 Ottobre 1953 a Ferentino, ha conseguito la maturità classica nel 1972 presso il liceo Martino Filetico di Ferentino.
Si è poi laureato in medicina e chirurgia il 30 Luglio 1979,  presso Università degli studi “La Sapienza” di Roma, con votazione di 110/110 e lode; si è specializzato in Chirurgia generale il 30 Luglio 1985, sempre presso Università degli studi “La Sapienza” di Roma, con votazione di 70/70.
È stato medico interno dal 30 Luglio 1979 al 30 Luglio 1982 presso la cattedra di Patologia speciale chirurgica dell’Università di Roma diretta dal Prof. Sergio Stipa.
Ha compiuto una seire di attività congressuali; quelle più rilevanti sono le seguenti:
• In occasione del Congresso nazionale SICO 1997 il lavoro originale da lui presentato e presente sull’index medicus, “Treatment of carcinoma of the left colon with obstruction”, veniva selezionato per essere inserito nel programma generale del congresso.
• In occasione dell’11° congresso internazionale di Chirurgia dell’apparato digerente (Prof. G. Di Matteo) svoltosi nel maggio del 2000, nella sessione di video chirurgia un proprio lavoro riguardante “La chirurgia laparoscopica delle affezioni coliche benigne” veniva premiato come secondo classificato.
• In occasione del Congresso Nazionale SICO 2005 il lavoro da lui presentato “Il trattamento chirurgico delle urgenze occlusive neoplastiche del colon sinistro” veniva selezionato per essere inserito nel programma generale del corso e pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale.
È membro delle seguenti società scientifiche:
• Società Italiana di Chirurgia
• Società Italiana di Chirurgia Oncologica
• Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani
• Società Unitaria di Coloproctologia
• European Association for Endoscopy Surgery
 
Dall’11 gennaio 1987 a tutt’oggi presta servizio negli ospedali della Azienda Sanitaria di Frosinone (Ferentino, Anagni, Frosinone e Ceccano) come assistente prima ed aiuto dopo di Chirurgia generale. 5000 interventi come primo operatore.
Dal 7 Luglio 2005 al 28 Febbraio 2007 come responsabile della UOs di “chirurgia coloproctologica”.
Dal 1 marzo 2007 a tutt’oggi come responsabile della UOSD di “Chirurgia pediatrica”.
Dal 1 Settembre 2010 al 21 Dicembre 2012 responsabile della UOC di Chirurgia Generale dell’Ospedale di Anagni.
Autore di 35 pubblicazioni medico-scientifiche edite a stampa
È stato assessore alla sanità e servizi sociali del Comune di Ferentino dal Luglio 2000 al Maggio 2001.
Svolge attività nella cooperazione internazionale e nei servizi umanitari
• Capoprogetto medico
o Intervento di emergenza nelle comunità di Galanga e Kumbira – Angola nell’ambito dell’U.N. Office for the coordination of Humanitarian Affaire dal 17 Giugno 2003 al 17 Settembre 2003. Ong Movimondo.
o Attività di salvataggio in mare nel 2010 a Lampedusa nel progetto CISOM di assistenza ai migranti, nell’ambito del programma Frontex della Comunità Europea
o Medico del Programma Italia 2010- 2012 – Ong Emergency – Foggia e Rosarno nell’assistenza dei lavoratori immigrati stagionali e Carpi dopo il terremoto.
o Responsabile dell’attività chirurgica degli ospedali di Goderich, Sierra Leone e Bangui, Repubblica Centrafricana 2012-2014 – Ong Emergency
Per tali attività viene insignito nel 2012 del Premio Giorgio Pompeo alla carriera dalla Pro Loco e dal Comune di Ferentino
Nel Luglio 2014 esce il suo primo libro, Kadamou, l’Africa negli occhi di un medico Italiano, Falco Editore, attualmente alla sua prima ristampa.
Nel Novembre 2014 premio nazionale alla cultura “Giuseppe Morosini”
Nel Novembre 2014 nominato “ambasciatore del telefono rosa” per la lotta contro la violenza sulle donne.

Contatti:

e-mail: bruscoliantonio@gmail.compagina facebook

INTERVISTA

Come nasce la sua passione per la scrittura e cosa vuol dire per lei scrivere? Si tratta di un qualcosa che ha dovuto apprendere oppure è una capacità innata?

Tutto ciò che facciamo nel corso della vita è influenzato dai “talenti” che ci sono stati assegnati all’inizio di essa, dal nostro codice genetico. La mia passione per la scrittura nasce a scuola, alle elementari, alle medie e al liceo con insegnanti che mi hanno fatto capire la bellezza della parola scritta, la forza evocativa di segni criptici lasciati su un foglio bianco che prendono vita nella mente di coloro che leggono, rielaborandone a loro volta il contenuto in base alle loro esperienze vissute. Ho frequentato un Liceo classico, diciamo così, “severo”, ero spesso insufficiente in greco e latino ma alla fine dell’anno riuscivo sempre a spuntare la promozione poiché gli insegnanti erano affascinati da ciò che riuscivo a scrivere. In IV ginnasio i miei temi venivano letti ai maturandi del terzo liceo per spiegare loro come doveva essere scritto un componimento per la “maturità”.Ma ciò era solo un piacere, una naturale espressione di un talento ricevuto in dono.

Tutto poi è stato messo nel cassetto nel corso degli anni dedicati alla medicina e alla chirurgia, anche se spesso ero anche qui incaricato di redigere i testi di relazioni e lavori scientifici per la facilità con cui venivano eseguiti. Più che un apprendimento direi che possiamo parlare di una “iniziazione”. La maestra delle elementari che mi spingeva a descrivere lo scontro tra Ettore e Achille facendone risaltare i colori che mi venivano alla mente. L’insegnante di lettere delle medie che mi incitava a descrivere la natura con il senso della sintesi descrittiva. La prof di lettere del liceo che mi ha insegnato l’importanza delle parole, dei sinonimi e dei contrari facendomi capire che non era poi così difficile descrivere un sentimento se solo si conosceva il significato di ciò che poteva essere emesso foneticamente dal nostro linguaggio. Il prof di filosofia che mi ha insegnato a essere critico “sempre” e a guardare le cose anche dalla parte che poteva essere quella non usuale e accettata dai più. Ma mai come insegnamento diretto, scolastico, ma sempre come trasmissione di un amore, di una passione per ciò che aveva cambiato il senso della storia.

Lasciare un segno, una memoria di ciò che si era non necessariamente vissuto ma anche solo interiormente “sentito”. La parola come energia. Il più grande bestseller della storia, in uno dei capitoli fondamentali e più letti ed amati, inizia con “… in principio era la parola”, l’energia di un soffio che si muta in suono e poi in parola e che fa di noi coloro che possono capire fino in fondo il significato della propria esistenza. E se lo scrivo, la forza dell’evento diventa infinita.

Nelle mie peregrinazioni in Africa ho incontrato un poema epico che risale al leggendario Impero del Mali nel quale i personaggi assomigliano incredibilmente a quelli dell’Iliade. Ettore sembra il fratello gemello del protagonista africano. La differenza l’ha fatta Omero che ha inciso nella pietra della sua scrittura ciò che ha attraversato e attraverserà la storia, influenzandola attraverso ciò che ha provocato nella mente dei suoi lettori. La tradizione orale era soprattutto interpretazione, nello scritto i significati veri restano intatti per sempre. Se si vuole vivere fino in fondo la propria vita, come mi disse una volta una sciamana siberiana, bisogna fare quattro cose. Magiare bene, dormire a sufficienza, cantare e ballare, ma soprattutto raccontare delle storie. Condividere le storie che sono dentro di noi e vengono da una memoria atavica che riceviamo in dono, le storie che le nostre nonne ci raccontavano davanti al camino, i racconti dei saggi e delle streghe. E scrivere è raccontare una storia, la storia della nostra anima in cammino.

Ci parli del suo ultimo libro e del messaggio che con esso ha voluto trasmettere.

KadamouCome dicevo ogni libro è una storia, anche un libro di ricette di cucina lo è, così come un saggio sui colori usati da Caravaggio o una serie di foto commentate di posizioni Yoga. È la storia dell’incontro tra l’autore e l’oggetto del suo desiderio. È la loro fusione che dà origine a un nuovo pensiero che l’autore trasforma in storia. Ed ogni storia ha un solo scopo. Incidere sulla realtà, restare nella memoria, nel caso di “Kadamou”, rendere il mondo migliore.

All’inizio c’è stata la voglia di condividere la bellezza, la forza, la potenza delle esperienze che stavo vivendo. Voleva essere quasi un reportage, un diario, un libro di viaggio che lasciasse negli occhi del lettore tutti i colori, i suoni e gli amori che avevo visto e conosciuto. Da qualche anno lavoro in Africa con Emergency, la ong fondata da Gino Strada che si batte contro la guerra e la povertà portando sanità in zone sfortunate del mondo. Ho avuto la fortuna di lavorare in situazioni estreme che dividono la scala dei grigi in due sole bande, quella del bianco e quella del nero, avendo la percezione diretta che il bene e il male sono realtà individuabili con precisione quando si è nella necessità di dover fare delle scelte. E lo scopo del libro era proprio voler manifestare questo desiderio di essere dalla parte giusta, descrivere la sua bellezza, la sua forza, la sua potenza interiore.

Un collega cooperante una volta mi disse che quando tornava da una missione camminava per due settimane a venti centimetri da terra. Ed era questa sensazione che io volevo trasmettere, attraverso la descrizione dei luoghi e delle situazioni. Ma poi ho capito scrivendo che c’era ben di più di un momentaneo sollevarsi sopra le miserie umane. C’era la voglia di dire, attraverso la mia scrittura, “ho cambiato il mondo, in meglio”, poiché sto dalla parte giusta e tutti dovete stare da questa stessa parte, per un solo e unico motivo. Poiché è quella del bene, della condivisione e della felicità semplice, della pace e della tranquillità interiore. E quindi il reportage si è trasformato in una ricerca interiore autobiografica che voleva capire come mai fossi arrivato a quel punto di percezione. Ma non per renderlo asetticamente leggibile, nel senso di una condivisione formale. Ma perché tutti potessero essere indotti a fare la scelta giusta.

Ma man mano che scrivevo mi rendevo conto che quella storia mi sfuggiva di mano, in alcuni momenti addirittura non la sentivo più mia. Ma non mi era estranea, anzi mi affascinava, mi entrava dentro sempre di più e mi modificava a sua volta. Poiché non era più la mia storia, ma la storia di mamme e bambini che non sapevano leggere né scrivere ma erano in grado di manifestare un amore di una tale profondità da farmi restare incredulo a guardarli per ore. Era la storia di persone venuta dal nord a profondere le loro energie in favore di gente di cui non conoscevano neanche il nome e dalla quale nulla chiedevano in cambio. Era la storia di un amore che non era più mio ma era di tutti, bianchi e neri, poveri e ricchi, sapienti e ignoranti. Era la storia dell’amore universale che mi attraversava direttamente attraverso le descrizioni di sofferenze e povertà indicibili sopportate con dignità fiera e composta, erano i sentimenti fatti persone senza sguardi e senza parole. E tutto ciò avveniva attraverso la descrizione di fatti concreti che partivano da lontano e collidevano all’improvviso come elettroni che rientravano in orbite naturali disegnate per loro da un destino sovrumano. Perché siamo fatti di carne e sangue e attraverso di loro dobbiamo passare. E quindi la storia si trasformava in una storia di energia, l’energia di uomini e donne che lottavano tutti, secondo i loro talenti e le loro possibilità per un unico scopo. Rendere il mondo migliore.

Oggi mi è difficile scrivere e parlare del mio libro, anche se in fondo sono passati pochi mesi. Ho iniziato a scrivere il 16 Luglio ed ho finito il 30 Novembre del 2013, poi c’è stato l’iter editoriale, la pubblicazione e le presentazioni. Ma ormai il libro non è più mio. È di chi lo sta leggendo.

Progetti futuri? Dove la porterà il suo amore per la carta e la penna?

Il mio amore per la scrittura mi sta portando a fare un viaggio di notte a fari spenti. Un romanzo lungo, totalmente di fantasia. Ho iniziato a scriverlo subito dopo aver terminato Kadamou. È gia passato un anno e siamo quasi alla meta dopo un’esperienza per alcuni versi incredibile. Scrivere per un anno vuol dire scrivere mentre cambi in relazione alla vita che ti cambia. Mantenere una linea di racconto è oltremodo difficile ma per molti versi affascinante. La sensazione del libro che cambia ti dà la misura del tuo cambiamento e questo avvicina una storia di fantasia alla realtà delle cose che cambiano vorticosamente mentre noi non ce ne accorgiamo. Ci sarà sempre Africa, ma stavolta unita indissolubilmente alla società occidentale, poiché in fin dei conti l’energia dei luoghi è l’energia delle persone che su di essi hanno camminato.

Cosa consiglierebbe a un adolescente che vorrebbe avvicinarsi al mondo della scrittura?

Leggere. Poiché per imparare a raccontare delle storie dobbiamo prima essere disposti ad ascoltarle. Le storie dei grandi sentimenti della vita. I classici. Le poesie che catturano l’attimo del contatto fugace dell’anima con il corpo. Spegnere la televisione e i telefonini, fermarsi ad osservare i capolavori della natura, chiudere gli occhi e provare a descriverli. Andare per il mondo per incontrare popoli sconosciuti che ci faranno capire che, nonostante i colori della pelle, l’uomo è solamente uno ed è talmente grande e profondo che raccontare una storia su di lui ci renderà migliori. Ricordare a occhi chiusi i racconti delle nostre nonne e riportare su un foglio bianco le sensazioni che ci travolgono. Educare noi stessi ai sentimenti e capire che anche scrivere è un desiderio, un fiore che va curato con amore e poi va reciso al massimo del suo splendore per donarlo a un lettore.

 

http://www.scritturaedintorni.it

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

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