“La ragazza senza corpo” di Oreste Kessel Pace

A spasso tra le intense pagine de “La ragazza senza corpo”, l’ultimo romanzo di Oreste Kessel Pace.

Sono particolarmente felice di parlare di questo  libro, non solo perché ho avuto modo di conoscere questo talentuoso scrittore dal punto di vista umano, ma anche per la sua capacità di essere in continua evoluzione, di essere un uomo poliedrico, che è stato in grado di trasformare la sua passione per la scrittura in perle che in vario modo sono giunte e continuano a giungere fino noi. Dico questo perché le sue diverse sfaccettature (Membro del Comitato Scientifico Internazionale per gli Studi su San Rocco e il Medioevo con sedi principali a Piacenza, Voghera e Montpellier Relatore, critico letterario, biografo, giurato in concorsi letterari, GHOSTWRITER, Organizzatore dei SIMPOSI INTERNAZIONALI “Domenico Raso” sulle Civiltà Antiche del Mediterraneo. Presidente fondatore della Associazione Culturale Storico Scientifica “Oreste Kessel Pace” Per gli studi sull’Arte, la Letteratura e le Civiltà Antiche del Mediterraneo) per citare alcune delle attività che al momento svolge, insieme ovviamente alle sue indiscusse capacità letterarie e di scrittura che emergono chiaramente nei suoi testi, lo rendono uno degli autori calabresi senza dubbio più interessanti del nostro tempo. La sua è un’attività iniziata nei primi anni’ 90, quindi con quella gavetta che attribuisce a uno scrittore, ma prima di tutto, a un uomo, la capacità di migliorarsi, acquisendo gli strumenti interiori e tecnici che, nel nostro caso specifico, rendono la produzione letteraria di Oreste una produzione importante che ha varcato i confini del nostro Paese per approdare all’estero. Potremmo dunque definirlo un piccolo orgoglio non solo per la nostra bella terra, ma anche italiano, perché tutto ciò che Oreste realizza va davvero nella direzione della “generazione di cultura”, dove quando si parla di “Cultura”, lo si fa nell’accezione più pure del termine, in quanto la sua presenza in diversi contesti e con scritti di vario genere esprime con chiarezza come sia importante lavorare in ambito multidisciplinare per giungere al cuore di tutti.

Ed è proprio in quest’ottica che si colloca anche il romanzo La ragazza senza corpo, un libro ricco, sotto diversi profili, un testo che è stato pubblicato nel 2017 e che affronta un tema molto complesso, vale a dire quello dei sentimenti, in generale, e in coloro che vivono una condizione di disabilità, oltre ovviamente alla necessità di indagare gli anfratti più oscuri e nascosti dell’anima umana.

Quella di Oreste Kessel Pace  è una storia semplice; ci troviamo a Palmi, e il romanzo si apre con l’immagine di una notte tempestosa, in cui, all’interno di un bar, un uomo, Francesco, ormai divenuto anziano, ripercorre con la memoria il suo travagliato e doloroso passato, il suo amore impossibile per Stefania, le sue vicende personali legate alla famiglia, alla morte del padre prima e della madre dopo. Il tutto orchestrato con grande maestria grazie a una serie di flashback che portano il lettore a rivivere con il protagonista i momenti che hanno davvero cambiato il corso della sua esistenza, poiché hanno segnato un netto confine tra un “prima” quasi privo di situazioni salienti e un “dopo” carico di emozioni.

Dal punto di vista narrativo, l’opera di Oreste è di grandissimo pregio; oltre a presentare uno stile impeccabile, dove il linguaggio fluido contribuisce a catturare l’attenzione e a trascinare nella fase della lettura, con periodi non lunghi e dialoghi che esprimono meglio il sentire dei personaggi, vi è una particolare capacità suggestiva nel riuscire a trasformare le varie scene descritte nel testo in piccoli affreschi, con pennellate leggere, in cui la forma diventa sostanza e pertanto la descrizione di un ambiente, di uno stato d’animo, di un personaggio, prende corpo dando dimensione al testo e innescando in chi si accosta al romanzo un forte senso di immedesimazione, di empatia con le gioie o i dolori dei personaggi, che diventano così vicini e vivi.

Il lessico presente è quello utilizzato nella quotidianità, è diretto e arriva a tutti in maniera precisa, quasi fosse una freccia scoccata verso un bersaglio, ogni termine è stati scelto con cura, è chiaramente ravvisabile l’attività di ricerca dell’autore dietro ogni momento descritto, come anche appare evidente che vi sia la capacità dello stesso di attingere dal proprio bagaglio emozionale, capacità questa che si lega perfettamente a quella “gavetta”, a quel percorso di maturazione che ha portato, nel tempo, Oreste a poter realizzare delle produzioni sempre più mature e importanti.

L’autore racconta dunque la storia in maniera semplice e leggera, dove la semplicità e la leggerezza, così come evidenziava Italo Calvino, non vanno a identificarsi con il concetto di banalità, ma bensì con la capacità di rendere tutto più fluido, di togliere peso alla struttura del racconto rendendola davvero fruibile in ogni sua parte e vicina al sentire del lettore.

All’interno de “La ragazza senza corpo” trovo vi sia una fusione tra due dimensioni: una prettamente descrittiva e narrativa e un’altra maggiormente poetica, ricca di fascino per alcune suggestioni che l’autore ci regala: “Quando la porta del locale si spalancò, una nube di vento e acqua entrò insieme al giovane e il silenzio dei tavolini fu invaso dal rombo della tempesta”, “… con voce gocciolante di pioggia gelida, disse”; appare chiaro come la capacità dell’autore di creare immagini abbia un forte impatto su chi leggere, essendo quello della lettura un momento in cui la nostra immaginazione si libera alla ricerca di elementi che ci possano far “vedere” le scene, le situazioni presenti nel testo. Particolare cura è riscontrabile nella descrizione dei luoghi, grazie alla quale Oreste riesce a far innamorare della bella terra di Calabria e in particolare di Palmi, di questa piccola cittadina di pescatori incastonata tra la montagna e il mare che rimane sempre sullo sfondo delle vicende vissute dai personaggi.

Il testo, a ogni modo, si presenta con una struttura, che a mio parere rende agevole la lettura, poiché, anche se siamo dinanzi a un romanzo, si è scelto di suddividerlo in capitoli e in generale in varie parti tutte introdotte da una serie di poesie che in qualche modo raccontano e racchiudono il sentire di quella porzione di romanzo che si andrà a leggere.

Vorrei anche soffermarsi sui personaggi, che in fin dei conti sono il motore pulsante della storia. Ciò che colpisce più di ogni altra cosa è la loro vividezza, l’onesta con cui sono stati creati e la loro capacità di avere un’anima. Francesco e Stefania, che sono i protagonisti attorno a cui si snoda tutta la storia, hanno due vissuti complessi, difficili da gestire: il primo ha perso il padre, deve gestire la condizione di depressione della madre, si ritrova a dover prendere le redini della famiglia, compresi i problemi economici legati anche al suo posto di lavoro precario e poi al licenziamento. Stefania ha perso la madre in un terribile incidente stradale, nel quale era presente anche lei e al quale è sopravvissuta anche se è rimasta paralizzata dalla schiena in giù e ha la metà del viso sfigurato. Due personaggi che diventano metafora delle difficoltà che spesso ognuno di noi si trova ad affrontare e con le quali dobbiamo fare i conti; l’autore, infatti, tratta tante tematiche con una grande “leggerezza” quella di cui parlavamo prima, cercando di cogliere il buono di ogni esperienza negativa, cercando di rendere umani Francesco e Stefania in ogni loro reazione, in ogni loro momento, sia esso di gioia o di dolore. Oreste con questo libro ci mette di fronte alla sofferenza nelle sua forma più autentica ma ci suggerisce anche l’antidoto: l’amore.
Ed è proprio questo il sentimento che rappresenta la chiave di lettura di tutte le vicende e delle azioni compiute da tutti i personaggi: l’amore di Francesco per la madre che lo porta a sacrificarsi per lei a cercare di aiutarla nella sua difficile condizione di vedova, l’amore del padre di Stefania che carca in ogni modo di aiutare la figlia, l’amore che Stefania inizia a provare per Francesco e che romperà quel muro che la ragazza si era costruita a causa della sua menomazione fisica.
Potremmo dire che questi personaggi traboccano di amore e che, più in generale, tutto il testo è un inno a questo sentimento, proprio come sostenevano poeti e scrittori che dell’amore hanno fatto il tema centrale delle loro opere. Francesco è un uomo concreto, legato alle sue origini, alla sua terra, è un uomo legato ai valori, al senso del passato, e il suo raccontare all’interno del bar, davanti a degli avventori, giovani, la sua triste storia, vuole essere anche un monito: oggi ci si demoralizza troppo facilmente, non si attribuisce il giusto peso ai sentimenti, ci troviamo quasi in quello che può essere il “mordi e fuggi” delle emozioni; ecco, questo libro, tramite il personaggio di Francesco ci riporta a una dimensione più umana, più solidale, più ricca. A ogni modo ogni personaggio presente nel romanzo ha la sua dimensione psicologica e il proprio spazio caratteriale.

Nel suo complesso, a mio giudizio, “La ragazza senza corpo” è un romanzo intenso, che lascia un insieme di emozioni dopo averlo letto: muovendosi su due linee, una prettamente narrativa, quale intreccio di vicende di una serie di personaggi e una legata al senso e al messaggio racchiuso nella storia, è un’opera completa, che non si risolve in un bell’esercizio di scrittura ma va a indagare la mente e il cuore dell’uomo. Genera spunti di riflessione sulla natura delle interazioni umane, sul senso dell’esistere, sul come si vive e si accetta ciò che la vita, nel bene e nel male, decide di donarci. Parlare di invalidità, o anche di depressione, non è mai facile: si rischia di cadere nella banalità, di essere eccessivamente “smielati”, di esprimere quel buonismo a ogni costo e di esprimere pietà per coloro che non vivono una condizione fisica o mentale facile. Oreste, invece, ci fa vedere, attraverso il personaggio di Francesco, che chi sta male ha solo bisogno di essere ascoltato e guardato in maniera normale, ha bisogno di essere amato, di non essere discriminato, allontanato, deriso o compatito. Il romanzo mette in luce la forza dell’amore come forza salvifica e in fondo non credo di dire qualcosa di nuovo, visto che più di 2000 anni fa, un uomo è venuto in mezzo a noi per farcelo capire.

Una storia, quella de “La ragazza senza corpo”, che non può lasciare indifferenti soprattutto perché è una storia che parla di noi, della nostra terra, dei nostri problemi, della nostra indomita forza e del nostro coraggio.

Consigliatissimo!

 

 

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