Le tue recensioni: La metamorfosi (di Kafka)

Ott 26, 2013
Le tue recensioni

Per un attimo immaginiamo di svegliarci la mattina trasformati in animali. Saremmo spaventati e oltremodo terrorizzati da una tale metamorfosi; per Kafka non è così, anzi descrive tutto con un distacco pacato. Non è un distacco asettico, perché nel suo modo di scrivere traspaiono sentimenti ed emozioni.

Si nota in particolar modo il risentimento verso la figura paterna e il mondo sociale dell’epoca. Infatti quando si ritrova nel letto come scarafaggio, la sua prima preoccupazione non è la trasformazione animalesca del suo essere, il venir meno della sua identità, ma la perdita del lavoro che dovrebbe svolgere per aiutare economicamente la famiglia.

Traspare l’amore verso l’ambiente famigliare e, soprattutto, verso la sorella per la quale nutre un affetto  esagerato.

Quando diventa scarafaggio, tutti quanti sono preoccupati dal fatto che non si alzi dal letto per eseguire ciò che la società gli impone. In quel periodo, sono gli inizi del ‘900, Kafka scrive in concomitanza con la pittura Espressionista, può darsi che lo scrittore risenta del fatto che un uomo per emergere debba in qualche modo contrastare in maniera sottile il conformismo dell’epoca.

Si deve notare che la trasformazione da uomo ad animale è sempre stata contemplata nella lettura, basti pensare alla “Bella e la bestia” o ancora più anticamente ad Apuleio, “L’asino d’oro”.  Si potrebbe pensare che con la trasformazione in animale il signor Gregor rinasca come persona nuova ed esprima, attraverso le pagine del libro, i suoi sentimenti e risentimenti.

Infatti, grazie a questa sua nuova natura di scarafaggio, egli può finalmente far trapelare le emozioni più vivide come l’affetto per sua madre e soprattutto per sua sorella. La figura maschile invece è vissuta come autorevole e alquanto distaccata dal suo mondo.

Verso la parte finale del libro suo padre gli lancia delle mele per ferirlo, si nota così la cattiveria verso quel figlio, la cui colpa è la sua natura animalesca quindi istintiva dell’essere (con la madre che corre dal padre spaventata).

Quello che si intravede nel romanzo, è la grande incomunicabilità che c’è fra il protagonista e la famiglia ma anche con il mondo esterno. Nessuno ascolta o capisce Gregor che, da quando è scarafaggio, vive in un mondo isolato e freddo. A nessuno importa che gli siano tolti i mobili della stanza, la camera dove lui è cresciuto e contiene le sue esperienze di vita.

Anche quando ascolta la musica del violino di sua sorella, egli, benché animale, riesce a cogliere la bellezza intrinseca dell’arte; sembrerebbe che il protagonista si sublimi attraverso questa forma artistica e il lettore lo senta nuovamente umano. Si potrebbe pensare che nella prima parte del libro (forse più descrittiva) si caratterizzino gli aspetti più animaleschi del suo essere, strettamente fisici (come ad esempio il problema di mettersi in piedi con le zampine), mentre la seconda parte esterna i suoi pensieri  e spiega le contraddizioni vissute con il mondo e la famiglia.

La vera metamorfosi non è la commutazione in animale, bensì il radicale cambiamento che determina l’essenza di una natura animalesca: sentire in modo istintivo ma non superficiale, anzi profondamente. Prima il protagonista viveva in modo borghese e non intenso, da quando è scarafaggio vive tutto intensamente e i veri animali (se così si possono chiamare) sono i famigliari. Egli è oltremodo sensibile e sente tutto come un essere umano (anche se fisicamente non lo è più).

Nell’antica Grecia lo scarabeo era un animale sacro mentre la società moderna lo considera un animale impuro. Forse l’autore voleva trasmetterci queste due riflessioni.

Consiglio a tutti di leggere questo fantastico libro.

Eloisa Ticozzi

 

Foto tratta da www.bookrepublic.it

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