Ora et labora (secondo capitolo)

Giu 17, 2015
lo scrivo io

CAPITOLO 2

Amore mio,

pur essendo il mio cuore gonfio di tristezza, ti auguro buon viaggio; non so per quanto tempo riuscirò a resistere senza di te, senza vedere i tuoi occhi, senza sentire il profumo della tua pelle e senza le tue braccia che mi stringono forte. I giorni saranno così lenti, così uguali ma io ti aspetterò; torna presto

                                                               Tua per sempre

                                                                                      Elisabeth

Tom è da poco sul treno, quando apre la lettera che la sua fidanzata gli ha dato prima di partire con la preghiera di leggerla quando i loro sguardi non si sarebbero incrociati; è un giovane scrittore e il treno lo sta portando verso un piccolo convento per trovare nella sua biblioteca fra i tanti tomi, l’ultimo tassello per concludere la sua opera. Ha i capelli scuri, è alto, con profondi occhi verdi, i lineamenti del suo viso sono delicati ma non da l’impressione di essere una persona debole; guarda con impazienzasteam-train-502120_640 e spesse volte l’orologio da tasca regalo del nonno materno, e si guarda intorno con la speranza che il suo accompagnatore lo raggiunga al più presto; una goccia gli sfiora la guancia e poi un’altra fino a che non comincia a piovere; la pioggia fitta, e sottile gli riporta alla mente la sua amata Londra: quel clima umido e penetrante al tempo stesso, la nebbia che piano sale dal suolo lo inebriano e lo fanno immergere in profondi pensieri: la sua casa, sua madre, Elisabeth, la luce della sua vita, una vita triste, dura, senza la figura paterna, senza le carezze, gli schiaffi, di una mano dura e amorevole che potessero guidarlo. Lacrime si mescolano all’acqua piovana sul suo viso, mentre a un tratto sente una mano sfiorargli la spalla: è fratello Elia che è andato a prenderlo per condurlo al convento.

Caricate le valige sul piccolo carretto trainato da un vecchio cavallo, Elia, rimane in silenzio per tutto il tragitto, e osserva Tom, mentre emozionato si guarda intorno e ammira le bellezze di quel paesaggio così pittoresco, così affascinante. Il giovane ha quasi la sensazione di conoscere quei luoghi, sente di appartenere, per qualche ignoto motivo, a quelle colline, anche se le sue origini sono altrove.

[social]

Arrivato al convento, Tom si ferma quasi incredulo sul portone: questo antico edificio ha conservato, nel tempo tutto il suo splendore, sui muri non c’è il benché minimo segno di muffa; si diffonde leggero un odore di incenso che inebria la mente e placa l’animo; una strana sensazione di pace lo pervade, la tristezza per la partenza, i ricordi di un’infanzia infelice ormai lontana sono come d’incanto scomparsi. Tommaso conduce Tom nella cella dove passerà la notte e, dopo aver augurato al giovane un buon riposo, lo lascia solo fra i canti della messa serale. Tom si guarda intorno: tutto è impregnato di storia, le singole pietre, i lumi a olio, le candele. L’atmosfera è veramente particolare, il silenzio frammisto alle voci dei monaci gli dà l’impressione di trovarsi in un luogo non di questo mondo, lontano mille miglia dalla realtà di tutti i giorni. Dopo aver consumato la cena, all’interno della sua stanza, il giovane decide di riposare, stanco per il lungo viaggio, già assaporando il duro ma interessante lavoro che lo attende. La finestra è leggermente socchiusa ma se si chiudono gli occhi, si lascia andare la mente, si può percepire il rumore delle onde che s’infrangono contro gli scogli, la schiuma spumeggiante che giunge lungo le coste e a contatto con esse si dissolve.

All’improvviso nella notte un rumore; Tom balza seduto in mezzo al letto; è ancora molto presto, persino per le preghiere dei monaci ma egli sente dei passi leggeri scendere una scala: il rumore si interrompe con lo sbattere di una porta; poi silenzio, più niente ma Tom è agitato e sente che deve scoprire di cosa si tratta; infilata velocemente la camicia apre con delicatezza la porta e facendosi luce con il lume a olio, si dirige verso l’unica porta che non ha una grata, come quelle delle celle. La apre: è buio, porta in avanti un piede alla volta e si accorge dalla presenza di alcuni scalini. Comincia a scendere fino a che non capisce di essere giunto nella biblioteca; un forte odore di fumo pervade la sala: Tom cerca di farsi strada fra gli scaffali e, andando di tanto in tanto contro alcune ragnatele, scorge un’ombra che dopo aver pronunciato qualche parola si mescola al nero manto della notte per non essere svelata dalla luce del lume.

Un raggio di sole penetra all’interno della cella quando il giovane apre gli occhi. Elia bussa alla porta per condurlo in biblioteca; i libri non possono essere consultati senza la presenza di uno dei monaci, ma Tom si accorge che qualcosa oscura il volto del suo accompagnatore, che sembra quasi seccato di avere un intruso nel “suo” convento.

Sfogliare quei tomi, così preziosi è una sensazione unica, per il giovane scrittore, che per la prima volta, legge con immensa sete di conoscere, appunta ogni dettaglio che gli sembra importante; d’un tratto cade, da uno dei libri, un foglio che Tom, senza pensare troppo legge: “ANCHE NEL BUIO VI È SEMPRE UNO SPIRAGLIO DI LUCE”. Egli non comprende il significato di tale frase ma sente che essa racchiude una gran verità; piega il foglio e lo ripone nel taschino della giacca e in tanto si guarda intorno: vede Elia impegnato nella trascrizione di un testo; quale momento migliore di questo per visitare quel luogo così misterioso. Pian piano Tom si addentra nella giungla del sapere, i libri, lui li ha sempre amati; erano degli amici fidati e preziosi che sapevano farlo ridere nei momenti tristi, consolarlo per una delusione. Ora fermo davanti ad uno scaffale sente come un lamento, una voce che risuona nella sala. E’ come un pianto, per qualcosa che appartiene al passato e che, per qualche strano motivo lo coinvolge al punto da isolarlo da tutto ciò che lo circonda; chiude gli occhi e nel profondo del suo cuore ha quasi l’impressione di poter vedere chi emette tali gemiti; poi una luce e poi più nulla. Nella sua mente un turbinio di pensieri, d’immagini, di ricordi che però non gli appartengono: è come se qualcuno volesse condividere o, far conoscere il suo dolore, facendogli vivere scene di un’altra vita, lontana forse, chissà quanto tempo.

 

 

http://www.scritturaedintorni.it

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.

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