Spose bambine: quando l’infanzia non conta

Di Amalia Papasidero

Esistono luoghi in cui i profumi speziati, gli aromi di tabacco e caffè si mescolano invitanti, dove il sole carezza dolcemente la nuda terra e un tripudio di colori inonda le pregiate stoffe; è in queste terre che vivono le spose bambine, anime solitarie, troppo piccole per gridare aiuto, troppo lontane per destare attenzione.

spose-bambine-500x357Era solo una bambina Nojoud, quando è stata costretta dalla sua famiglia a sposare un uomo di trent’anni; non si poteva ribellare, non poteva scegliere, sarebbe dovuta diventare moglie e poi madre, senza conoscere la persona con cui avrebbe condiviso la propria vita, senza provare il minimo affetto per chi sarebbe diventato il padre dei suoi figli. Oggi Nojoud ha quasi sedici anni ed è libera: è riuscita a dire no, diventando la prima, tra le spose bambine, a gridare il suo rifiuto verso una delle più antiche tradizioni dal sapore amaro della sua terra, lo Yemen, lottando per ottenere il divorzio. La sua storia è diventata un romanzo, Io Nojoud, dieci anni divorziata (Edizioni Piemme, 2009), in cui la sua testimonianza ha riportato sotto la luce dei riflettori questa lontana realtà. Nel suo difficile percorso verso la libertà è stata seguita da un avvocato, Chaza Nasser, successivamente contattata da altre giovani, riuscendo a ottenere il divorzio, dopo quello di Nojoud, anche per un’altra bambina di dieci anni, Arwan.

Si parla di “spose bambine” perché è la giovanissima età di queste “donne” che spinge tutti a fare delle profonde riflessioni sul senso della tradizione di un popolo, che va comunque rispettata e capita, e sulla fine prematura dell’infanzia di bambine che, sposandosi, non hanno più modo di andare a scuola, di continuare a frequentare i loro coetanei, o semplicemente di giocare (sull’argomento, il reportage del National Geographic Italia intitolato Le spose bambine del Rajasthan. Secondo il rapporto Unicef “Protezione dell’infanzia” 2013, il numero di matrimoni precoci, cioè entro i 18 anni, costituisce il 46% di quelli in Asia Meridionale e il 41% nell’Africa occidentale e centrale, mentre le percentuali dei matrimoni al di sotto dei 15 anni sono rispettivamente il 18% e il 14%. In tutti questi casi le bambine sono private della loro fanciullezza, concesse dalle proprie famiglie affinché si sposino con uomini spesso molto più vecchi di loro, perché spesso considerate un peso, una bocca in più da sfamare. Laddove vige la regola che la moglie porti con sé una dote, si avrà una riduzione di quest’ultima a seconda dell’età della bambina: più la sposa è giovane più la dote sarà esigua; ciò contribuisce a spingere le famiglie più povere a dare in moglie le loro figlie in tenerissima età.

Le spose bambine, dunque, dopo essere state “cedute” dalla propria famiglia a quella dello sposo, iniziano la loro difficile vita, una vita in cui si richiede una maturazione sessuale e mentale che spesso ancora non possiedono; alta è la mortalità materna a causa di gravidanze molto precoci, poiché le bambine non sono fisicamente pronte per affrontare una nascita: infatti l’11 settembre 2009, nello Yemen, è morta per emorragia dovuta al parto la piccola Fawziya Abdulah Youssef, di soli dodici anni, mentre di anni ne aveva solo otto Rowan, che durante la prima notte di nozze con il suo sposo, che aveva cinque volte la sua età, è morta a causa di un’emorragia interna.
Le stime dell’Unicef hanno evidenziato che nel mondo sono 70 milioni le bambine costrette dalle loro famiglie a sottoporsi alla pratica del matrimonio prima di aver raggiunto la maggiore età: in alcuni Paesi tale età è stata fissata a 18 anni; nello Yemen, si era tentato di spostarla a 17, ma comunque incontrando la forte opposizione dei governi locali, non disposti a rinunciare a questa tradizione;  una ragazza su tre, tra coloro che oggi hanno tra i 20 e i 24 anni, si è sposata in età minorile.Inutile dire che tale situazione viola tutti i principi e i diritti sull’infanzia: in particolare è stato contravvenuto l’art. 16 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che recita: «Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti». Sulla scorta di ciò, considerando non solo le condizioni in cui le spose bambine si trovano, dopo il matrimonio, isolate, senza istruzione e spesso con problemi fisici dovuti ai parti difficili, rimangono sole e dimenticate dalla famiglia di origine, condannate a vivere un genere di esistenza che non gli permetterà mai di realizzare i loro sogni, di scoprire le bellezze del mondo, di provare cosa sia davvero l’amore. Inoltre, il tasso di mortalità infantile è altissimo: un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a quello nato da una donna di età superiore a 19 anni.

Oltre alla realtà del matrimonio tra bambine e uomini adulti, vi è anche quella dei matrimoni in cui entrambi gli sposi sono bambini: molte coppie che hanno iniziato un percorso matrimoniale in tenera età si dicono infelici, perché il loro destino non è stato scelto, voluto, ma imposto; il risultato è la mancanza di comprensione dell’atto che hanno compiuto, la mancanza di preparazione a quella che sarà una vita coniugale: l’arrivo dei figli, in giovanissima età, sfianca le piccole madri, completamente impreparate all’evento, e pone, a carico dei giovani padri, responsabilità familiari che non sono pronti ad assumere.
Ovviamente, oggi, grazie a molte associazioni (Plan Italia, ad esempio), alla presenza di organi internazionali come l’Unicef (l’ultima campagna promossa in tal senso), che cercano di sensibilizzare le comunità in cui la tradizione delle spose bambine è radicata, parlando a livello locale e con i governi, molte giovani ragazze hanno trovato il coraggio di denunciare, di ribellarsi alla pratica dei matrimoni precoci, perché vogliono studiare, godere della loro libertà e della loro fanciullezza; così ecco che si hanno storie dall’epilogo positivo: nello Yemen, la piccola Nada Al Ahdal, undici anni, è sfuggita quando di anni ne aveva solo dieci, grazie all’intervento dei suoi zii, al matrimonio combinato dalla sua famiglia con un ricco uomo yemenita che vive in Arabia Saudita, e alle minacce di morte dei suoi genitori.
Le spose bambine sono, dunque, una realtà ed è importante comprendere questo fenomeno per poter intervenire nella maniera più corretta; è naturale che in Paesi dove le tradizioni sono profondamente fuse con la cultura e la religione, e dove vi è un alto tasso di analfabetismo, è complicato, per tutti coloro che lottano, riuscire a dare un contributo concreto per un avvenire migliore a queste giovani donne; ma si spera che con il tempo, attraverso le campagne di sensibilizzazione, si arrivi a risultati positivi, per far sì che il momento del matrimonio giunga all’età più idonea e sia solo una conseguenza dell’amore e non di un semplice e arido accordo.

Amalia Papasidero

Tratto da www.tempovissuto.it

About the Author

Amalia Papasidero, editor, correttore di bozze, consulente letterario e blogger. Ha conseguito il master in “Tradizione e innovazione nell’editoria. Dal libro all’e-book” presso l’Università della Calabria. Gestisce il sito web www.scritturaedintorni.it (che ha ottenuto l’accredito stampa presso il Festival della letteratura di Mantova nel 2016), che si occupa di ciò che ruota attorno al mondo della scrittura e offre numerose risorse e servizi per gli autori. Organizza eventi letterari e culturali (presentazioni librarie e musicali, campagne di sensibilizzazione su temi sociali). Ha da poco pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi”. Tiene corsi di scrittura e self-publishing, workshop sulle tematiche legate alla narrazione.