Biografia e autobiografia. Differenze e peculiarità

  • Esercizio 2
    Breve biografia
    Annarita nasce a Bologna nel 1976. Sono gli anni che stanno preparando la strada al boom economico degli ‘80. Padre autista di autobus, madre casalinga. Non c’è ancora quel confortevole benessere che verrà dopo ma ai più non manca nulla. È la seconda di tre sorelle, la prima nata con la Sindrome di Down. I suoi genitori non sono del tipo di quelli che esprimono i propri sentimenti e in più sua madre comincia a soffrire di esaurimento nervoso, con episodi di etero-lesionismo che non sono più passati costringendola a svariati interventi di TSO. Con problemi ben più gravi, suo padre non ha mai tenuto in conto i suoi bisogno dando per scontato che fosse suo compito occuparsi delle sorelle. Ad Annarita viene presto spiegato che il denaro non va sprecato, che non si deve desiderare il superfluo. E così, circondata da bambini che hanno più di lei emerge un sentimento molto frustrante, come l’invid. Ma ancora più forte è il bisogno di sentirsi amata. Trova comunque naturale stare coi compagni, è socievole e non fa fatica a crearsi un giro di amichette con cui giocare prima e con cui scambiare lunghe telefonate durante l’ad. Soprattutto con Elena, che diventerà la sua più cara amica. Crescendo, Annarita diventa una fervente cattolica. Trova in Dio l’amore di cui sente la mancanza. Dopo gli studi in Statistica trova lavoro in banca e per ‘fuggire’ dalla casa dei genitori accetta un trasferimento a Milano . Il suo lavoro è la sua unica certezza: qui è apprezzata e trova appagamento. Non riesce però a legare con nessuno nella nuova città. Così passa tanto tempo in ufficio e sola nei weekend. Le sembra di aver trovato la sua dimensione. Ma è consapevole di avere messo in stand by qualsiasi emozione. Sarà l’inc Con Carlo a mettere in crisi tutte le sue certezze e a risvegliare antiche ferite. Ma il bisogno di sentirsi viva passerà per una repentina uscita dalla sua zona di comfort…

  • Esercizio breve episodio della mia vita
    Il 2009, pur preannunciato dagli eventi precedenti, è stato l’anno della mia seconda nascita. Quella spirituale. Il mio adorato capo, adorato da tutti tranne evidentemente dai suoi capi, era stato licenziato. E come accade per i dirigenti, avrebbe lasciato senza preavviso e quindi molto presto, tutto. Il suo ufficio, i suoi collaboratori, le sue amicizie e relazioni. Il suo lavoro da una vita. L’avevo saputo qualche tempo prima, sbirciando nella sua posta. La sua storia in Granarolo finiva dopo oltre 30 anni con 250mila euro e una stretta di mano. Passai un weekend all’insegna di sedativi. Per me era stato uno shock. Un vero strappo nell’anima. Poco dopo toccò al mio collega d’ufficio mentre il terzo componente era andato in pensione da pochi giorni. Rimasi sola. Affettivamente e fisicamente. Infatti in ufficio rimasi solo io, in attesa di conoscere la mia sorte, con pensieri di rabbia a ronzarmi nella noia di un’alienante nullafacenza. Per fortuna arrivavano ancora i quotidiani destinati per abbonamento al capo.
    Da tempo mi ero convinta che la meditazione avrebbe potuto aiutarmi: fino ad allora avevo puntato sul fisico, andando in palestra ogni sera, arrivando a pesare 54kg per 1,80 metri di altezza. Avevo davvero un fisico invidiabile, muscoloso e sodo al punto giusto. Ma quel vuoto lasciato da affetti così cari non se ne andava con tre serie di addominali e un po’ di stretching. Mi dissi che dovevo provare la meditazione. Mens sana, in corpore sano. Un giorno Repubblica dedicò un’intera rubrica alle principali scuole di yoga meditativo di Bologna. Tra tutte mi colpì una certa Brahma Kumaris, Università Spirituale. Non c’erano contatti né sito. Pensai subito che non poteva che trovarsi in centro e con i miei orari e da Cadriano non sarei mai riuscita a essere costante. Lì per lì mi dissi che a casa avrei almeno cercato l’indirizzo. Tornata a casa, come solito dalla palestra, me ne ricordai e digitai il nome su Google. Si erano appena trasferiti dietro casa mia. Da allora non li ho più abbandonati e quello che ho imparato frequentando… beh quella è un’altra storia

    • Raccontare le proprie vicende è davvero un bellissimo regalo che facciamo agli altri; lo scambio di esperienze può, non solo essere piacevole, ma anche aiutare chi si trova nelle stesse condizioni. Riuscire ad aprirsi e a prendere confidenza con se stessi e con gli altri, poi, è davvero impagabile. Grazie di aver condiviso i tuoi sentimenti e un periodo difficile della tua vita.

      • Grazie per aver condiviso momenti delle tua vita molto intimi e situazioni estremamente complicate. Raccontarsi regala sempre qualcosa agli altri. Grazie 🙂

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